Il discorso programmatico di Michele Paparelle

 
Non sarebbe giusto iniziare senza un ringraziamento a nome di tutti noi ad Andreina, che ha profuso la sua attività a favore del nostro Club, dando tra l’altro all’attività dello stesso una prestigiosa proiezione cittadina, e questo malgrado il suo impegno professionale che, da Collega, so bene quanto sia qualificato e quindi impegnativo.
 
E ora, come possiamo configurare il biennio che ci attende?
 
A nostra disposizione c’è innanzitutto una squadra: Presidente, Consiglio Direttivo, Segretario, Tesoriere e Prefetto, Presidenti e membri di Commissione, Delegati per singole funzioni.
Tutte le persone che ne fanno parte costituiranno con orgoglio il braccio operativo del Club e alle stesse occorre dunque che tutti facciano riferimento, avuto riguardo alle singole e rispettive competenze: spetterà poi al Presidente coordinare le varie istanze.
 
Questo non esclude beninteso l’apporto di tutti, anzi lo presuppone: tutti i Soci sono chiamati a dare il loro contributo tempestivo, costruttivo e ragionato, con particolare attenzione alla fattibilità, tempistica e costi delle loro proposte e previa verifica che le stesse non siano delle repliche di iniziative di altri Club, come può facilmente accadere, considerando che i progetti in essere nel Distretto superano - almeno sulla carta - i duecento.
 
Il fine del Rotary, non è inutile ripeterlo, è un’attività di servizio, ovvero un’attività di utilità sociale.
Perché tale attività non resti priva di effetti concreti e duraturi, occorre che la stessa non sia neutrale e che affronti le sfide della società attuale proponendo soluzioni all’altezza.
 
Cosa dobbiamo intendere per “non neutralità”? Ogni attività che si rifletta sulla società civile è per definizione “politica”. Sta a noi essere meno cauti nei confronti degli interessi economici costituiti – che hanno volti e nomi - e nell’affrontare le cause prime del disagio sociale, sovente indotte proprio dal prevalere di tali interessi sul rispetto per la dignità di tutti gli uomini, come ben ha sottolineato Papa Leone XIV.
Ci si domanderà se schierarsi a fianco della società civile e impegnarsi per cambiare le cose rientri tra gli obiettivi del Rotary ma, a parte che la risposta è ovvia, invertiamo la domanda: non schierandoci, che futuro ci attende?
 
Posta la questione in altri termini: quanto facciamo per restituire alla società quello che abbiamo ricevuto? E si dice “restituire” con particolare riguardo alla società in cui viviamo, quella cittadina: abbiamo competenze, capacità progettuali e relazioni francamente superiori alla media, e allora non accontentiamoci, anzi sentiamoci sempre insoddisfatti, e trasformiamo la nostra insoddisfazione in energia positiva, come mi permetto di pensare fece ad illustre esempio il nostro compianto Socio Erminio Borloni, allorché fondò il CNAO.
 
Il Rotary, per venire a un altro punto, è una “fellowship”: di solito traduciamo tale termine con la locuzione “amicizia rotariana”, ma questa espressione non rende del tutto l’idea: “fellowship” è una comunanza di intenti, un’alleanza per realizzare uno scopo comune.
 
Se così è, il concetto di “scopo” assume rilevanza centrale. Certamente non siamo un’azienda, i Soci non si dividono tra dirigenti, impiegati e operai ma sono tutti uguali, il prodotto è l’utilità sociale e il nostro azionista è l’intera collettività.
 
In comune con un’impresa, e differenziandoci in questo da un qualsiasi circolo culturale, abbiamo però al centro il “lavoro”: siamo insieme per produrre dei risultati socialmente utili e rilevanti.
Ne consegue che interessi personali, contrasti interni, protagonismi e via dicendo ci allontanerebbero da tale scopo.
 
L’efficacia dell’attività del Club è inversamente proporzionale allo spazio lasciato a tali elementi: dobbiamo esserne consapevoli, e questo introduce un altro ordine di considerazioni.
Ognuno di noi è e resta nel Club nella misura in cui tale permanenza sia personalmente gratificante: nessuno è entrato qui né vi resta per immolarsi sull’altare rotariano, e anzi a questo riguardo i nostri momenti di “detente” e culturali, dei quali siamo debitori a Carlo Granelli e Stefano Zuffi, vanno considerati come un giusto contraltare ai momenti di impegno.
 
Per essere davvero produttiva e non disperdersi faticosamente in mille rivoli, l’attività svolta a favore del Club, essendo per inciso frutto di una libera scelta, comunque può e deve occupare limiti ragionevoli di tempo.
 
Se vogliamo davvero avere un impatto forte, restare chiusi nell’ambiente rotariano potrebbe essere poco produttivo: guardiamo fuori, alleiamoci con chi condivide i nostri ideali, pensiamo in grande.
 
Consentitemi di concludere, esprimendo pubblicamente un saluto affettuoso a Roberto Weinstein, che a suo tempo mi accolse in questo Club, dimostrandomi poi negli anni una sincera amicizia che ho sempre cercato di ricambiare meglio che potessi.
 
Buon lavoro a tutti.
 
Michele Paparelle
Presidente RClub Milano
Biennio 2026-2028